EYES ON EARTH è la rubrica mensile di eambiente che raccoglie una selezione delle principali notizie, studi e politiche ambientali a livello nazionale
Un aggiornamento mensile per chi lavora nella sostenibilità, segue la transizione ecologica e si occupa di innovazione ambientale, energia, ingegneria ambientale, permitting e remediation.
1️⃣ Omnibus I: modifiche a valutazioni ambientali, rendicontazione ed EPR
Il Parlamento europeo ha approvato l’Omnibus I, un pacchetto di riforme che interviene su più normative ESG con l’obiettivo di ridurre oneri amministrativi per le imprese e rendere l’intero sistema regolatorio più snello e proporzionato alle dinamiche aziendali.
Per quanto riguarda la rendicontazione di sostenibilità (CSRD), l’obbligo si applicherà alle imprese dell’UE con oltre 1.000 dipendenti e fatturato netto annuo superiore a 450 milioni di euro e alle imprese con sede in Paesi extra-UE che realizzano nell’UE un fatturato netto superiore a 450 milioni di euro, incluse le loro succursali e società controllate con un fatturato eccedente i 200 milioni di euro nell’UE.
Per le PMI quotate, invece, l’adozione degli standard ESRS è rinviata al 2026 con possibilità di opt-out fino al 2028. Le imprese di dimensioni più ridotte, con un organico inferiore alle mille unità, vengono sollevate da ulteriori richieste di reporting, avendo a disposizione standard di rendicontazione volontaria come VSME. Anche la reportistica settoriale passa da obbligatoria a facoltativa.
L’obiettivo di questa revisione delle soglie per l’assoggettamento alle norme e delle tempistiche, è modulare gli obblighi in funzione delle capacità delle imprese, mantenendo comunque un livello minimo di trasparenza.
La riforma tocca anche la due diligence aziendale (CS3D): a partire da luglio 2029, gli obblighi saranno rivolti solamente alle imprese con oltre 5.000 dipendenti e fatturato netto annuo superiore a 1,5 miliardi di euro. Pur venendo meno l’obbligo, per le imprese soggette alla CS3D, di presentare piani di transizione verso modelli di economia circolare, restano in vigore i meccanismi sanzionatori per i casi di inosservanza delle norme, demandati all’applicazione a livello nazionale.
Nel complesso, l’Omnibus I mira a modulare gli obblighi in funzione delle dimensioni e delle capacità delle imprese, mantenendo un livello minimo di trasparenza. Alcune analisi segnalano tuttavia il rischio che l’uscita dall’obbligo per molte realtà possa incidere sulla solidità delle strategie ESG, rendendo ancora più rilevante una pianificazione consapevole dei percorsi di sostenibilità.
2️⃣ Valutazioni ambientali UE: verso procedure coordinate e tempi certi
La Commissione europea ha presentato una proposta di regolamento per coordinare e accelerare le valutazioni ambientali richieste per i progetti delle imprese.
La novità è contenuta in un provvedimento facente parte di un ampio pacchetto di proposte legislative presentate dalla Commissione europea il 10 dicembre 2025.
Il testo del Proposal for a REGULATION OF THE EUROPEAN PARLIAMENT AND OF THE COUNCIL on speeding-up environmental assessments riguarda VIA (Valutazione di Impatto Ambientale), VAS (Valutazione Ambientale Strategica), VINCA (Valutazione di Incidenza) e gli obblighi della normativa quadro sulle acque.
Quando un progetto richiede più valutazioni, gli Stati membri dovranno prevedere procedure coordinate o congiunte, evitando iter paralleli che generano rallentamenti e duplicazioni. Sono inoltre introdotti tempi massimi uniformi: fino a 180 giorni per la VIA e 60 giorni per lo screening, salvo proroghe eccezionali.
L’obiettivo non è ridurre la qualità delle valutazioni, ma renderle più leggibili e prevedibili, intervenendo su uno dei principali fattori che influenzano la tempistica di progetti industriali, energetici e infrastrutturali.
3️⃣ Emissioni industriali: nuove regole per la comunicazione dei dati all’UE
Dal 2028 diventerà operativo il nuovo Portale europeo delle emissioni industriali (IEPR), che sostituirà l’attuale Registro europeo delle emissioni (E-PRTR).
La Commissione UE ha pubblicato le istruzioni per la trasmissione dei dati nell’ambito della disciplina IPPC (Comunicazione della Commissione C/2025/6534), chiarendo come individuare siti, installazioni e complessi industriali e definendo quando più installazioni devono essere considerate un unico impianto.
Il nuovo sistema punta a standardizzare le informazioni, facilitando confronti tra Stati membri e migliorando la qualità della comunicazione ambientale nell’ambito della disciplina IPPC.
Per le imprese soggette ad AIA, questo comporterà una maggiore attenzione alla tracciabilità dei dati e alla loro coerenza con i criteri europei.
4️⃣ Transizione energetica: tra accelerazioni e nuovi rallentamenti
Il Rapporto del Centro Europa Ricerche (CER) offre una lettura articolata dell’andamento della transizione energetica, evidenziando un quadro a velocità differenziate tra le principali aree economiche. Stati Uniti, Unione Europea e Cina seguono percorsi diversi, influenzati da politiche industriali, dinamiche di mercato e scelte regolatorie.
Nel contesto italiano, dopo i progressi registrati negli ultimi anni, il 2025 mostra segnali di rallentamento, legati all’evoluzione del mix energetico, all’andamento delle emissioni e ai tempi autorizzativi per la realizzazione di nuovi impianti e infrastrutture. Elementi che incidono direttamente sulla capacità di mantenere un percorso di decarbonizzazione continuo.
Secondo il CER, una ripresa più solida della transizione dipenderà dalla possibilità di rendere più efficienti i processi decisionali e autorizzativi, oltre che dalla stabilità degli investimenti e delle politiche di supporto. In assenza di queste condizioni, il rischio è una transizione discontinua, caratterizzata da fasi di accelerazione seguite da rallentamenti.
Il quadro complessivo suggerisce che la transizione energetica non è un processo lineare: richiede non solo innovazione tecnologica, ma anche assetti normativi e operativi adeguati, capaci di accompagnare nel tempo gli obiettivi climatici con strumenti coerenti e stabili.
5️⃣ CBAM: l’UE rafforza la tariffa sul carbonio alle frontiere
La Commissione europea ha proposto un ampliamento del Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), lo strumento che applica un prezzo del carbonio ai beni importati ad alta intensità emissiva per evitare fenomeni di carbon leakage e garantire condizioni eque tra produttori europei e internazionali.
La proposta prevede l’estensione del meccanismo a nuovi settori industriali, tra cui componenti automobilistici, elettrodomestici, materiali da costruzione e macchinari ad alta intensità di emissioni. In assenza di dati certi sulle emissioni dei prodotti importati, saranno applicati valori predefiniti più elevati, con una conseguente maggiorazione delle tariffe.
Il rafforzamento del CBAM mira a garantire condizioni eque tra imprese europee e internazionali, sostenendo la competitività dell’UE e la credibilità delle politiche climatiche.
La misura richiederà tuttavia un forte coordinamento con partner commerciali e sistemi di reporting affidabili per evitare distorsioni nel commercio globale; attualmente la bozza di estensione è in fase di discussione e potrebbe includere prodotti oltre quelli inizialmente elencati.
✳️ In sintesi
Le notizie di questo mese mostrano un’evoluzione comune: la sostenibilità sta entrando nella fase operativa, fatta di processi più coordinati, dati più strutturati e norme più proporzionate, con impatti diretti sulla competitività e sulla capacità delle imprese di realizzare investimenti sostenibili.
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