EYES ON EARTH è la rubrica mensile di eambiente che raccoglie una selezione delle principali notizie, studi e politiche ambientali a livello nazionale
Un aggiornamento mensile per chi lavora nella sostenibilità, segue la transizione ecologica e si occupa di innovazione ambientale, energia, ingegneria ambientale, permitting e remediation.
Le notizie di maggio evidenziano un’accelerazione delle politiche ambientali europee verso sistemi più misurabili, comparabili e orientati alla gestione del rischio. Dalle materie prime critiche alla qualità dell’aria, dal calcolo delle emissioni degli edifici alla valutazione dei siti contaminati, emerge un quadro in cui la sostenibilità richiede dati più solidi, responsabilità più chiare e strumenti tecnici sempre più integrati.
In questo scenario, anche obblighi già esistenti, come il Piano degli Spostamenti Casa-Lavoro, diventano leve operative per collegare compliance, pianificazione ambientale, mobilità sostenibile e strategie ESG. Per imprese, enti pubblici e professionisti, anticipare l’evoluzione normativa significa trasformare gli adempimenti in scelte strategiche.
1️⃣Porto Marghera hub europeo per le materie prime critiche: il piano del Governo
Il Governo punta a trasformare Porto Marghera in un hub europeo per le materie prime critiche, con funzioni di stoccaggio strategico, movimentazione, riciclo e trasformazione di terre rare e minerali fondamentali per l’industria. Il progetto è stato rilanciato dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, durante la visita nell’area portuale veneziana dell’8 maggio 2026.
L’obiettivo è candidare l’Italia a ospitare uno dei primi siti pilota europei per lo stoccaggio di materie prime critiche, a supporto delle filiere industriali in caso di shock negli approvvigionamenti. Lo studio di fattibilità dovrebbe essere presentato alla Commissione europea entro giugno ed è in fase di elaborazione da parte di Mimit, Ministero dell’Ambiente e Ministero delle Infrastrutture.
Porto Marghera viene considerata una sede strategica per posizione geografica, connessioni logistiche e presenza di competenze industriali già attive nel riciclo e nella trasformazione dei materiali. Tra le materie prime citate figurano magnesio, tungsteno, terre rare e acciai speciali, utilizzati in settori chiave come energia, automotive, difesa ed elettronica.
La candidatura si inserisce nel quadro del Critical Raw Materials Act, con cui l’Unione europea punta a rafforzare le catene del valore delle materie prime critiche, ridurre le dipendenze da Paesi terzi e aumentare le capacità interne di estrazione, trasformazione e riciclo entro il 2030.
Per le imprese, il progetto può rappresentare un passaggio rilevante nella costruzione di nuove filiere industriali legate alla transizione energetica e digitale. La sfida sarà trasformare Porto Marghera non solo in un deposito strategico, ma in una piattaforma produttiva integrata per recupero, riciclo e valorizzazione delle materie prime critiche.
2️⃣Qualità dell’aria in Europa: Agenzia UE Ambiente segnala criticità su PM10 e ozono
La qualità dell’aria in Europa migliora, ma resta ancora lontana dagli obiettivi UE e dalle raccomandazioni dell’OMS. Secondo il rapporto Air quality status in Europe 2026 dell’Agenzia europea dell’ambiente, fino al 20% delle stazioni di monitoraggio registra concentrazioni superiori agli attuali standard europei, soprattutto per PM10, ozono troposferico e benzo(a)pirene.
Il quadro diventa più critico se confrontato con i nuovi standard della Direttiva (UE) 2024/2881, da raggiungere entro il 2030 e più allineati alle linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità. Per la maggior parte degli inquinanti, la distanza dagli obiettivi resta significativa e richiederà misure aggiuntive da parte degli Stati membri.
Tra le criticità principali c’è l’ozono a livello del suolo, che non è diminuito in modo significativo nonostante la riduzione delle emissioni dei suoi precursori. La sua formazione dipende da reazioni tra ossidi di azoto e composti organici volatili, favorite da luce solare e temperature elevate; per questo il cambiamento climatico rischia di aggravare ulteriormente il problema.
La nuova direttiva sulla qualità dell’aria ambiente dovrà essere recepita dagli Stati membri entro l’11 dicembre 2026 e introduce standard più severi, strumenti rafforzati di monitoraggio e il diritto al risarcimento per danni alla salute in caso di violazione delle regole.
Per imprese, enti pubblici e operatori ambientali, il rapporto conferma la necessità di rafforzare monitoraggi, gestione dei dati e misure di prevenzione. Dalla mobilità ai processi industriali, fino alla pianificazione urbana, la qualità dell’aria diventa un indicatore sempre più rilevante per compliance, salute pubblica e strategie ESG.
3️⃣Edifici: dal 2028 nuove regole UE per calcolare le emissioni nel ciclo di vita
Dal 2028 i nuovi edifici con superficie coperta utile superiore a 1.000 m² dovranno indicare nell’Attestato di Prestazione Energetica anche il potenziale di riscaldamento globale legato all’intero ciclo di vita dell’immobile. Dal 2030 l’obbligo sarà esteso a tutti i nuovi edifici.
La novità è prevista dal Regolamento delegato (UE) 2026/52, che aggiorna la Direttiva (UE) 2024/1275 sulla prestazione energetica degli edifici, nota anche come Direttiva Case Green. Il provvedimento introduce una metodologia comune per il calcolo del GWP degli edifici, con l’obiettivo di rendere i dati più coerenti, trasparenti e comparabili tra gli Stati membri.
Il calcolo non riguarderà solo i consumi energetici in fase d’uso, ma considererà l’intero ciclo di vita dell’edificio, su un periodo convenzionale di riferimento di 50 anni.
Tra gli elementi da valutare:
- produzione dei materiali e fase di costruzione
- consumi energetici, manutenzione e sostituzione dei componenti
- demolizione, gestione dei rifiuti, recupero e riciclo dei materiali
Per gli edifici esistenti sottoposti a ristrutturazione, gli Stati membri potranno adattare la metodologia o utilizzare propri sistemi di calcolo.
Per progettisti, imprese e produttori di materiali, le nuove regole sulle emissioni degli edifici rafforzano il peso della valutazione ambientale lungo tutto il ciclo di vita, rendendo sempre più rilevanti la scelta dei materiali, la qualità dei dati ambientali e l’integrazione dei criteri di circolarità già in fase di progettazione.
4️⃣Inquinamento del suolo: l’UE lavora a metodi comuni per valutare i siti contaminati
L’Unione europea punta a rendere più omogenei i criteri per la valutazione dei siti contaminati, così da avere dati più confrontabili tra gli Stati membri e garantire un livello più coerente di tutela ambientale e sanitaria. Il tema è al centro del rapporto tecnico Information and knowledge on risk assessment methodologies for soil contamination, pubblicato dalla Commissione europea il 30 aprile 2026. (Publications Office of the EU)
Il documento analizza metodologie, strumenti e quadri normativi già utilizzati in Europa e a livello internazionale per la valutazione del rischio da contaminazione del suolo. L’obiettivo non è imporre un modello unico, ma individuare buone pratiche e basi scientifiche comuni, mantenendo la flessibilità necessaria per considerare le diverse condizioni geologiche, territoriali e ambientali.
La necessità nasce da una criticità concreta: oggi due aree con livelli simili di contaminazione possono essere valutate in modo diverso a seconda del Paese in cui si trovano. Un approccio più armonizzato permetterebbe di migliorare la qualità dei dati, facilitare il confronto tra territori e rafforzare la gestione dei siti contaminati.
Il percorso si inserisce nel quadro della Direttiva (UE) 2025/2360 sul monitoraggio e la resilienza del suolo, entrata in vigore il 16 dicembre 2025. La norma chiede agli Stati membri di monitorare e valutare la salute dei suoli, affrontando anche il problema dei siti contaminati, con recepimento nazionale previsto entro il 16 dicembre 2028.
Per imprese, enti pubblici e operatori ambientali, il tema riguarda da vicino bonifiche, due diligence ambientali, gestione del rischio e pianificazione degli interventi. La direzione europea è chiara: passare da valutazioni frammentate a sistemi più trasparenti, documentabili e confrontabili, in cui la qualità del dato diventa centrale per decidere priorità, responsabilità e strategie di risanamento.
5️⃣Notizia Bonus: Piano spostamenti casa-lavoro: obbligo PSCL e Mobility Manager per aziende sopra i 100 dipendenti
Il Decreto Interministeriale 12 maggio 2021, n. 179, attuativo dell’articolo 229 del Decreto Rilancio, obbliga imprese e pubbliche amministrazioni con singole unità locali con più di 100 dipendenti, ubicate in capoluoghi di Regione, Città metropolitane, capoluoghi di Provincia o Comuni con più di 50.000 abitanti, entro il 31.12 di ogni anno ad adottare il Piano degli Spostamenti Casa-Lavoro del personale dipendente.
Il PSCL è finalizzato alla riduzione dell’uso del mezzo privato individuale e alla promozione di forme di mobilità sostenibile alternative. Il piano deve partire dall’analisi degli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti, delle esigenze di mobilità e dell’offerta di trasporto presente nel territorio, individuando misure utili per ridurre traffico, emissioni e impatti ambientali.
Ai fini dell’adozione del PSCL, i soggetti obbligati devono nominare un Mobility Manager aziendale, con funzioni di supporto professionale alle attività di decisione, pianificazione, programmazione, gestione e promozione di soluzioni di mobilità sostenibile.
Per le imprese, il PSCL non è solo un adempimento annuale: è uno strumento di pianificazione ambientale e organizzativa. Anticipare la raccolta dei dati, valutare le abitudini di spostamento e definire azioni concrete consente di arrivare alla scadenza con un piano più solido e realmente utile per ridurre l’impatto della mobilità casa-lavoro.
