EYES ON EARTH è la rubrica mensile di eambiente che raccoglie una selezione delle principali notizie, studi e politiche ambientali a livello nazionale
Un aggiornamento mensile per chi lavora nella sostenibilità, segue la transizione ecologica e si occupa di innovazione ambientale, energia, ingegneria ambientale, permitting e remediation.
NOTIZIA 1 | Veneto, semplificazioni per la VAS
Il Veneto ha approvato nuove semplificazioni procedurali in materia di Valutazione Ambientale Strategica, con l’obiettivo di evitare duplicazioni valutative per piani, programmi e strumenti attuativi che danno esecuzione a pianificazioni territoriali generali già sottoposte positivamente a VAS o a Verifica di Assoggettabilità a VAS.
La novità è contenuta nel Regolamento regionale Veneto 12 giugno 2026, n. 2, che modifica il precedente Regolamento regionale 9 gennaio 2025, n. 3, attuativo della disciplina regionale sulla VAS. Le nuove disposizioni, in vigore dal 13 giugno 2026, si inseriscono nel quadro della Parte II del D.Lgs. 152/2006, riferimento nazionale per le procedure di VIA, VAS e IPPC/AIA.
In particolare, la modifica prevede l’esclusione dalla procedura di VAS per le modifiche a Piani e Programmi i cui effetti significativi sull’ambiente siano già stati considerati da strumenti normativamente sovraordinati, sottoposti con esito positivo a Verifica di Assoggettabilità o a Valutazione Ambientale Strategica. Analoga esclusione è prevista per strumenti attuativi, o loro varianti, riferiti a pianificazioni sovraordinate già valutate.
Il principio alla base del provvedimento è quello di concentrare la VAS al suo livello proprio: la valutazione strategica delle scelte di pianificazione generale. Di conseguenza, gli atti attuativi coerenti con strumenti sovraordinati già valutati non dovranno ripetere una procedura ambientale già svolta a monte, con effetti positivi sul contenimento dei tempi amministrativi, dei costi procedurali e degli iter di attuazione degli interventi.
La Regione del Veneto presenta la misura come una semplificazione utile a professionisti, imprese, amministrazioni e privati, con ricadute particolarmente rilevanti per il comparto edilizio e per la pianificazione urbanistica locale. Il punto di equilibrio resta però delicato: snellire i procedimenti senza indebolire la qualità delle valutazioni ambientali e la coerenza tra trasformazioni territoriali, tutela degli ecosistemi e sostenibilità degli interventi.
Perché è rilevante
La modifica introduce un precedente importante nel rapporto tra semplificazione amministrativa e valutazione ambientale. Per enti locali, progettisti e imprese, il tema non riguarda soltanto la riduzione degli adempimenti, ma anche la capacità di costruire piani e programmi solidi già a monte, così da rendere più lineare, coerente e sostenibile l’attuazione degli interventi a valle.
NOTIZIA 2 | Rinnovabili: via libera di Bruxelles a 23 miliardi di aiuti per l’Italia
La Commissione europea ha approvato un regime italiano di aiuti di Stato da 23 miliardi di euro per sostenere la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. La misura rientra nel quadro del Clean Industrial Deal e punta ad accelerare il raggiungimento degli obiettivi europei al 2030 in materia di energia pulita e riduzione delle emissioni.
Il piano, collegato al decreto FER X, sosterrà la realizzazione di nuova capacità rinnovabile da tecnologie mature come fotovoltaico, eolico onshore, idroelettrico e impianti alimentati da gas residuati dai processi di depurazione. Secondo le stime riportate dalla stampa specializzata, l’obiettivo è abilitare oltre 37 GW di nuova capacità rinnovabile entro il 2030.
Gli incentivi saranno assegnati tramite procedure competitive e assumeranno la forma di contratti per differenza bidirezionali. In pratica, quando il prezzo di mercato dell’energia sarà inferiore al prezzo di esercizio definito, il produttore riceverà un’integrazione. Quando invece il prezzo di mercato sarà superiore, sarà il produttore a restituire la differenza. Questo meccanismo serve a garantire maggiore stabilità agli investimenti e, allo stesso tempo, a limitare extra-profitti in caso di prezzi elevati.
Per il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, il FER X rappresenta uno strumento strategico per consolidare il percorso italiano verso sicurezza energetica, decarbonizzazione e indipendenza dalle fonti fossili. Il provvedimento arriva in una fase in cui lo sviluppo delle rinnovabili resta centrale, ma continua a confrontarsi con nodi rilevanti: tempi autorizzativi, connessioni alla rete, accettabilità territoriale, accumuli e adeguamento delle infrastrutture.
Perché è rilevante Il via libera europeo non è solo una misura finanziaria: è un passaggio che può incidere concretamente su pianificazione energetica, permitting, valutazioni ambientali, progettazione degli impianti e gestione del rapporto con i territori. La vera sfida sarà trasformare le risorse autorizzate in progetti cantierabili, integrati con la rete e coerenti con gli obiettivi climatici nazionali ed europei.
NOTIZIA 3 | Sostanze CMR, accordo UE per una maggiore tutela dei lavoratori
Il 23 giugno 2026 Parlamento europeo e Consiglio UE hanno raggiunto un accordo provvisorio sulla proposta di direttiva che aggiorna la normativa europea per la protezione dei lavoratori esposti a sostanze cancerogene, mutagene e tossiche per la riproduzione, le cosiddette sostanze CMR.
La revisione interviene sulla direttiva 2004/37/CE e punta ad aumentare il livello di tutela in linea con l’evoluzione delle conoscenze scientifiche. In particolare, la proposta introduce nuovi valori limite di esposizione professionale per alcune sostanze pericolose, tra cui cobalto e composti inorganici del cobalto, idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e 1,4-diossano. Tra le novità rientra anche l’inclusione dei fumi di saldatura.
Rispetto alla proposta iniziale della Commissione europea, l’accordo prevede anche un limite di esposizione professionale per l’isoprene, l’obbligo di pause regolari per i lavoratori che indossano dispositivi di protezione individuale e un periodo transitorio più lungo per l’applicazione di alcuni limiti relativi agli IPA.
Perché è rilevante La notizia riguarda direttamente la sicurezza sul lavoro e la gestione del rischio chimico nei contesti produttivi. Per le imprese, l’evoluzione della normativa europea rende ancora più importante aggiornare valutazioni del rischio, procedure operative, formazione, sorveglianza sanitaria, DPI e sistemi di prevenzione, soprattutto nei settori in cui sono presenti esposizioni professionali a sostanze CMR o fumi di saldatura.
NOTIZIA 4 | Normativa CLP: verso nuove semplificazioni fino al 2030
Il Consiglio dell’Unione europea e il Parlamento europeo hanno raggiunto, il 17 giugno 2026, un accordo provvisorio per semplificare alcune regole su classificazione, etichettatura e imballaggio delle sostanze chimiche, nell’ambito del regolamento CLP. Il pacchetto riguarda anche prodotti cosmetici e fertilizzanti e si inserisce nel più ampio percorso europeo di riduzione degli oneri amministrativi per le imprese, mantenendo un elevato livello di tutela per salute, consumatori e ambiente.
Le novità rientrano nel pacchetto Omnibus VI, presentato dalla Commissione europea nel 2025, e puntano a rendere più gestibili alcuni obblighi introdotti o modificati dal Regolamento UE 2024/2865, che ha aggiornato il Regolamento CLP 1272/2008. Tra i punti principali ci sono criteri di leggibilità più chiari per i prodotti destinati al pubblico, maggiore flessibilità per le piccole confezioni, la possibilità di ricorrere in alcuni casi all’etichetta digitale e tempi più lunghi per la rietichettatura in caso di nuove classificazioni di pericolo.
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda il cosiddetto meccanismo “stop the clock”. Dopo un primo accordo nel 2025 per rinviare al 1° gennaio 2028 alcune nuove disposizioni del Regolamento UE 2024/2865, il nuovo orientamento politico del 17 giugno 2026 prevede un ulteriore slittamento fino al 1° gennaio 2030. Il rinvio interessa, in particolare, requisiti più stringenti su classificazione, etichettatura, comunicazione del pericolo e vendite online.
Per le imprese, la semplificazione può tradursi in più tempo per adeguare etichette, imballaggi, schede informative, sistemi digitali e processi interni di conformità. Il tema è particolarmente rilevante per produttori, importatori, distributori, aziende chimiche, cosmetiche, fertilizzanti e per tutte le filiere che trattano sostanze o miscele classificate come pericolose.
Resta però importante non interpretare il rinvio come un blocco degli obblighi di conformità. Il quadro CLP rimane pienamente operativo e le imprese dovranno continuare a garantire corretta classificazione, comunicazione dei pericoli, aggiornamento documentale e coerenza tra etichette, imballaggi, schede di sicurezza e canali di vendita, compresi quelli online.
Perché è rilevante La notizia conferma una tendenza europea sempre più evidente: semplificare gli adempimenti senza abbassare gli standard di tutela. Per le aziende, il rinvio al 2030 rappresenta un’opportunità per pianificare con maggiore gradualità l’adeguamento normativo, ma anche un invito a non rimandare la revisione dei propri processi di compliance chimica, etichettatura e gestione del rischio.
NOTIZIA 5 | Nucleare “sostenibile”: via libera dalla Camera, ora il testo passa al Senato
Con 155 voti favorevoli, 86 contrari e 8 astensioni, il 4 giugno 2026 la Camera ha approvato in prima lettura il disegno di legge delega sul nucleare sostenibile. Il provvedimento passa ora al Senato e, se approvato definitivamente, affiderà al Governo il compito di scrivere entro un anno la nuova disciplina nazionale su produzione, utilizzo, sicurezza, governance e gestione dei rifiuti radioattivi.
Il testo non autorizza nell’immediato la costruzione di nuove centrali, ma apre l’iter normativo per riportare l’Italia verso una possibile produzione di energia nucleare, puntando sulle tecnologie di nuova generazione: Small Modular Reactor, Advanced Modular Reactor, micro-reattori e sviluppo della fusione nucleare.
L’obiettivo dichiarato dal Governo è arrivare all’approvazione definitiva prima della pausa estiva e ai decreti attuativi entro la fine dell’anno, così da definire il perimetro operativo del nuovo quadro normativo: dalle autorizzazioni alla progettazione degli impianti, dalla gestione del combustibile esaurito alla sicurezza nucleare, fino alla riorganizzazione delle competenze degli enti coinvolti.
Tra i punti centrali del disegno di legge ci sono anche le compensazioni ambientali ed economiche per i territori che ospiteranno eventuali impianti, la consultazione dei Comuni interessati e il contenimento degli impatti complessivi sul territorio. Resta aperto, tuttavia, uno dei nodi più delicati: la localizzazione degli impianti e del deposito nazionale per i rifiuti radioattivi, considerato un passaggio essenziale per qualsiasi rilancio del settore.
È fondamentale che il mix energetico nazionale sia composto da una combinazione equilibrata di fonti rinnovabili e nucleare per garantire contemporaneamente sostenibilità ambientale, sicurezza energetica e continuità del servizio elettrico.
Le energie da fonti rinnovabili (FER), come eolico e fotovoltaico, rappresentano un pilastro della transizione energetica grazie alla loro capacità di ridurre le emissioni climalteranti e la dipendenza dalle fonti fossili. Tuttavia, una delle principali caratteristiche di tali fonti è la loro non programmabilità: la produzione dipende dalle condizioni meteorologiche e non può essere modulata in modo continuativo per seguire l’andamento della domanda elettrica.
Per questo motivo risulta necessario affiancare alle fonti rinnovabili una quota di generazione programmabile, capace di garantire la copertura del fabbisogno della rete in ogni momento. In questo contesto il nucleare da fissione viene considerato una possibile tecnologia di supporto, in grado di fornire energia in modo continuo, stabile e con basse emissioni dirette di carbonio, contribuendo alla sicurezza degli approvvigionamenti e alla stabilità del sistema elettrico.
Il Rapporto di Adeguatezza 2025 di Terna evidenzia come il futuro sistema elettrico italiano richiederà un bilanciamento tra la forte crescita delle fonti rinnovabili e l’eventuale introduzione del nucleare da fissione. Negli scenari di medio e lungo periodo (orizzonte 2030–2050), Terna individua alcuni elementi centrali per garantire l’adeguatezza del sistema.
Tra questi emergono le criticità legate alla flessibilità e alla capacità di generazione: l’aumento della quota di rinnovabili non programmabili potrebbe ridurre il tasso di utilizzo e la sostenibilità economica degli impianti termoelettrici tradizionali, che oggi svolgono una funzione di bilanciamento della rete. In assenza di adeguati strumenti di mercato, come i meccanismi di capacità (Capacity Market), e di un significativo sviluppo dei sistemi di accumulo energetico, il sistema potrebbe essere esposto a rischi di adeguatezza e a possibili situazioni di mancata copertura del carico nei decenni centrali del secolo.
In tale quadro, il nucleare viene considerato da Terna una delle possibili opzioni strategiche per il periodo successivo al 2035, grazie alla capacità di garantire una produzione di base (baseload) continua e prevedibile, complementare alla variabilità delle fonti rinnovabili.
L’eventuale introduzione del nucleare richiederebbe tuttavia anche un adeguamento della rete elettrica nazionale: l’integrazione di reattori di grande taglia o di reattori modulari di piccola taglia (SMR – Small Modular Reactors) comporterebbe investimenti infrastrutturali per rendere la rete più robusta e idonea alla gestione di nuovi poli di generazione e di carichi maggiormente concentrati.
L’obiettivo finale non sarebbe quindi la sostituzione delle fonti rinnovabili, ma la costruzione di un sistema energetico integrato in cui produzione programmabile, accumuli, sviluppo della rete e generazione rinnovabile concorrano insieme a garantire decarbonizzazione, sicurezza e affidabilità del sistema elettrico nazionale.
Il dibattito politico resta acceso. La maggioranza considera il provvedimento un passaggio strategico per rafforzare sicurezza energetica, decarbonizzazione e indipendenza dall’estero. Le opposizioni, invece, criticano tempi, costi e reale disponibilità delle tecnologie, sostenendo che l’urgenza climatica richieda investimenti più rapidi su rinnovabili, accumuli ed efficienza energetica.
