EYES ON EARTH è la rubrica mensile di eambiente che raccoglie una selezione delle principali notizie, studi e politiche ambientali a livello nazionale
Un aggiornamento mensile per chi lavora nella sostenibilità, segue la transizione ecologica e si occupa di innovazione ambientale, energia, ingegneria ambientale, permitting e remediation.
1️⃣ Dragaggi e sedimenti marini: aggiornato il quadro autorizzativo
È stata resa disponibile la versione coordinata e aggiornata al 9 febbraio 2026 del DM 15 luglio 2016, n. 173, recante il regolamento che disciplina le modalità e i criteri tecnici per il rilascio dell’autorizzazione all’immersione deliberata in mare dei materiali di escavo di fondali marini, ambienti salmastri e terreni litoranei emersi, ai sensi dell’art. 109 del D.Lgs. 152/2006.
La versione coordinata recepisce gli aggiornamenti intervenuti nel tempo e consolida il quadro tecnico di riferimento per gli interventi di dragaggio in ambito portuale e marino-costiero, con particolare riguardo ai criteri di caratterizzazione e classificazione dei sedimenti, alle procedure autorizzative e agli obblighi di monitoraggio ambientale.
Il decreto conferma la preferenza per il riutilizzo dei materiali, ove compatibile sotto il profilo ambientale, per interventi di ripascimento o in ambienti conterminati, rispetto all’immersione deliberata in mare.
Tra gli aspetti operativi di maggiore rilievo si evidenziano:
- definizione uniforme dei criteri tecnici applicabili a livello nazionale;
- competenza regionale per l’istruttoria e il rilascio delle autorizzazioni entro il limite delle 12 miglia marine, ferma restando la competenza statale nei casi previsti dalla normativa vigente;
- obblighi di caratterizzazione, classificazione e monitoraggio ambientale a carico del proponente;
- disciplina della durata delle autorizzazioni e delle condizioni per l’eventuale proroga, subordinata all’aggiornamento della documentazione tecnica.
Il quadro normativo così coordinato conferma l’impatto del decreto sulle modalità di predisposizione della documentazione tecnica e sull’organizzazione procedurale degli interventi, con effetti rilevanti per enti pubblici, progettisti e imprese operanti nel settore portuale, costiero e delle opere marittime.
2️⃣ Il MASE lancia SIM: nasce l’infrastruttura digitale per la sicurezza ambientale
Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha avviato SIM, Sistema Informativo Monitoraggi, una nuova infrastruttura digitale nazionale per rafforzare il controllo e la gestione dei dati ambientali.
Il progetto punta a superare la frammentazione delle banche dati esistenti e a costruire un sistema integrato a supporto delle attività di controllo, prevenzione e risposta ai rischi ambientali.
Gli obiettivi principali di SIM includono:
- consolidare e mettere in sicurezza le basi dati ambientali, migliorando acquisizione, gestione e conservazione delle informazioni
- integrare i sistemi territoriali esistenti, garantendo interoperabilità tra amministrazioni e livelli di governo
- aumentare l’accuratezza delle analisi e ridurre i tempi di elaborazione grazie a strumenti digitali avanzati e modelli predittivi
- rafforzare il coordinamento istituzionale attraverso meccanismi strutturati di cooperazione tecnica
- costruire una piattaforma scalabile, adattabile a diversi contesti e tipologie di rischio
La piattaforma si inserisce nel processo di digitalizzazione della pubblica amministrazione e nel rafforzamento degli strumenti di prevenzione e controllo, in linea con le esigenze di sicurezza ambientale e con le politiche di transizione ecologica.
Per imprese e operatori, l’avvio di SIM segnala una crescente centralità del dato ambientale strutturato, verificato e condiviso tra amministrazioni. Monitoraggio, reporting e conformità normativa diventano sempre più elementi integrati in un ecosistema digitale nazionale.
3️⃣ Gas serra: comunicazione emissioni ETS II entro il 30 aprile 2026
Il Ministero dell’Ambiente ha pubblicato il modello ufficiale per la comunicazione delle emissioni di gas serra prodotte nel 2025, da trasmettere entro il 30 aprile 2026.
Si tratta della prima scadenza di rendicontazione nell’ambito dell’ETS II (Emission Trading Scheme), il sistema europeo di scambio delle quote di emissione introdotto nel 2023 e destinato a diventare pienamente operativo dal 2027 con l’avvio della fase di mercato.
L’obbligo riguarda i distributori/fornitori di combustibili impiegati nei settori di:
- edilizia (residenziali, commerciali e istituzionali)
- trasporto stradale (trasporti pubblici e privati)
- piccole industrie energetiche/manifatture/settore costruzioni che impiegano calore di processo (non in ETS)
Entro il 30 aprile 2026, e rispettando le scadenze annuali del 30 aprile di ogni futuro anno, i soggetti obbligati dovranno comunicare al Ministero le emissioni corrispondenti ai combustibili immessi in consumo nell’anno precedente. I dati dovranno essere verificati da un ente accreditato ai sensi della normativa ETS.
Questa prima fase non prevede ancora l’acquisto delle quote, ma segna l’avvio operativo del sistema di monitoraggio che anticipa la prossima attivazione del mercato. Per operatori e distributori si apre quindi una fase cruciale di adeguamento dei sistemi di tracciabilità, raccolta dati e verifica.
L’ETS II amplia il perimetro delle politiche climatiche europee a settori finora esclusi dal sistema di scambio tradizionale, rafforzando il legame tra consumi energetici, reporting e responsabilità emissive.
4️⃣Edilizia pubblica: in vigore i nuovi CAM dal 2 febbraio 2026
Dal 2 febbraio 2026 sono entrati in vigore i nuovi Criteri Ambientali Minimi (CAM) per l’edilizia, aggiornati dal MASE e destinati a ridefinire i requisiti ambientali negli appalti pubblici di lavori, progettazione e manutenzione.
Il decreto introduce criteri tecnici più stringenti su materiali, prestazioni energetiche, gestione del cantiere e ciclo di vita dell’opera, con l’obiettivo di integrare in modo strutturale sostenibilità, decarbonizzazione ed economia circolare nelle procedure di gara.
Le principali novità operative riguardano:
- maggiore attenzione al contenuto di materiale riciclato e alla tracciabilità delle forniture
- rafforzamento dei requisiti su prestazioni energetiche e riduzione delle emissioni criteri più dettagliati per la gestione sostenibile del cantiere
- integrazione sistematica dell’analisi del ciclo di vita nelle valutazioni progettuali
Per stazioni appaltanti, progettisti e imprese, i nuovi CAM rappresentano un passaggio rilevante: non si tratta solo di un aggiornamento formale, ma di un cambio di paradigma nella qualificazione ambientale delle opere pubbliche.
L’adeguamento richiede revisione delle specifiche tecniche, aggiornamento della documentazione di gara e maggiore integrazione tra progettazione, monitoraggio ambientale e conformità normativa.
5️⃣ Imprese e biodiversità: il costo dell’inazione supera quello della tutela
Alla dodicesima sessione della Plenaria IPBES, tenutasi a Manchester, Regno Unito, dal 3 all’8 febbraio 2026, è stata accettata la valutazione metodologica IPBES sull’impatto e la dipendenza delle imprese dalla biodiversità e dai contributi della natura alle persone (Business and Biodiversity Assessment). L’Assessment è il risultato di tre anni di lavoro di 79 esperti provenienti da 35 paesi e sintetizza informazioni da oltre 5.000 riferimenti.
La Piattaforma intergovernativa sulla biodiversità e i servizi ecosistemici (IPBES) lancia un messaggio chiaro: le attività economiche continuano a essere uno dei principali fattori di perdita di biodiversità, ma proteggere gli ecosistemi è economicamente più conveniente che non intervenire.
Secondo il rapporto, oltre il 50% del PIL globale dipende in modo medio o elevato dalla natura, mentre i modelli produttivi attuali generano costi ambientali e sociali che non vengono contabilizzati nei bilanci aziendali. La perdita di biodiversità aumenta i rischi per filiere, infrastrutture, disponibilità di risorse e stabilità economica.
L’analisi propone oltre 100 azioni concrete per aiutare imprese, governi, investitori e società civile a misurare, comprendere e gestire rischi e opportunità legati alla natura. Cosa significa per le imprese?
- Integrare la biodiversità nei processi decisionali;
- Misurare impatti e dipendenze lungo tutta la catena del valore;
- Adottare strategie trasparenti e metriche affidabili;
- Collaborare con istituzioni e stakeholder per un ambiente favorevole all’azione positiva.
Questi strumenti di valutazione degli impatti, pianificazione territoriale, monitoraggio ambientale e integrazione della biodiversità nelle strategie aziendali possono ridurre i rischi e creare valore nel medio-lungo periodo. La tutela della biodiversità emerge quindi non solo come tema ambientale, ma come fattore strategico per la resilienza delle imprese.
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